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Pasqua Ortodossa 2008

Posted by Adriano Trento su aprile 27, 2008

Pasqua Ortodossa 27 Aprile 2008

Quest’anno la Pasqua ortodossa, celebrata secondo il calendario giuliano, cade il 27 aprile. Per gli ortodossi è la festività religiosa più sentita. Secondo recenti statistiche, pubblicate a marzo dal centro sociologico Levada, in Russia la maggioranza della popolazione festeggerà la ricorrenza. La Pasqua, in questa nazione reduce da 70 anni di ateismo di Stato, negli ultimi tempi è diventata sempre più importante, al pari ormai del Capodanno o dell’8 marzo (oltre che Giornata internazionale delle donne, percepita qui anche come una festa che annuncia la primavera). Quasi i tre quarti dei russi – secondo i dati Levada – si definisce cristiano ortodosso. La cifra è andata aumentando nel corso degli ultimi 3 anni dal 59% al 71%. Allo stesso tempo solo l’8% dei russi si può dire praticante. Il 39% della popolazione non va in chiesa nemmeno una volta l’anno e solo il 10% riceve l’Eucarestia più di una volta l’anno. Ma a celebrare la Pasqua, tradizionalmente, sono almeno l’80% dei russi. I dati fotografano, così, il diffuso fenomeno del cosiddetto “credente di Pasqua”, colui che va in chiesa solo nelle “feste comandate”.

[fonte: http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=12067&size=A]


















LA PASQUA ORTODOSSA
La Chiesa Ortodossa celebra la santa Pasqua di solito in una data diversa dalle altre Chiese cristiane dell’Occidente. La celebrazione coincide solo qualche anno. Questa differenza, tuttavia, può essere facilmente compresa tenendo presenti i profili storici e religiosi dell’argomento.
Già nel secondo secolo dell’era cristiana esisteva una differenza d’opinione tra Oriente e Occidente riguardo alla determinazione della data di commemorazione della Resurrezione del nostro Signore e Salvatore. Differenze tecniche persistettero fino al Primo Concilio Ecuemnico della Chiesa, convocato dall’Imperatore San Costantino il Grande. I 318 Padri che convennero al famoso Concilio, svoltosi a Nicea, nella Bitinia dell’Asia Minore, nel 325 d.C., decretarono che in futuro la Pasqua sarebbe stata celebrata la Domenica immediatamente successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, cioè dopo il primo giorno di primavera; ma sempre dopo la celebrazione della Pasqua ebraica, al fine di mantenere un’aderenza con la sequenza biblica degli avvenimenti.
Mentre la Chiesa Ortodossa ha attuato fedelmente questa disposizione conciliare, al data della Pasqua nelle Chiese occidentali non viene necessariamente preceduta dalla festa ebraica del Passaggio. Così romano-cattolici e protestanti celebrano la Pasqua indipendentemente da qualsiasi riferimento al giorno della Pasqua ebraica, conservando soltanto la prima parte della decisione del Concilio. La Chiesa Ortodossa, invece, conformandosi fedelmente all’antica prassi della Chiesa indivisa dei SS Padri celebra la Santa Pasqua sempre dopo la festività ebraica del Passaggio, osservando, ovviamente, anche la prima parte della decisione del Concilio Niceno I. Durante il XXI secolo (2000-2099) la Santa Pasqua coincide 31 volte.
[fonte: http://www.wikio.it/article/53463016]

LA CHIESA ORTODOSSA

La Chiesa ortodossa è una delle tre maggiori confessioni del Cristianesimo e vanta 250 milioni di fedeli, sia in Oriente che in Occidente (le altre due confessioni, quella cattolica e quella protestante, hanno 1027 e 316 milioni di fedeli). In Oriente l’ortodossia greca riunisce più dell’11% dei fedeli.

Le Chiese Ortodosse delle varie nazioni sono autocefale, cioè si governano autonomamente ma riconoscono un primato d’onore al Patriarca di Costantinopoli; le Chiese Ortodosse più importanti sono quella greca, quella russa, quella serba e quella rumena.

Nascita e significato di Ortodossia

Si può datare la nascita dell’Ortodossia intorno alla fine del II secolo, quando il Cristianesimo comincia ad allontanarsi dal paradigma giudaico-cristiano e inizia a tenere i primi grandi Concili. Ortodossia, dal termine “ortodosso” (in greco όρθος, órthos, “retto”, e δόξα, dóxa, “dottrina” e “gloria”) – significa letteralmente “[cor]retta dottrina”. A questo significato primario, la tradizione ecclesiale ne aggiunge un secondo, complementare al primo: quello di “[cor]retta glorificazione”.

I due concetti esprimono la medesima realtà, cioè la professione della retta fede cristiana, sia essa formulata sul piano concettuale (dottrina) o celebrata nella liturgia della Chiesa (glorificazione).

A partire dai primi secoli del Cristianesimo il termine “ortodossia” venne a esprimere nel linguaggio della Chiesa l’adesione piena al messaggio evangelico originario di Gesù Cristo trasmesso dagli apostoli, senza aggiunte né amputazioni né mutazioni. In quanto fedeli a tale messaggio, le Chiese definivano se stesse come ortodosse.

L’Ortodossia è rappresentata in massima parte da una serie di Chiese Autocefale, che pur essendo in piena Comunione sacramentale e canonica tra loro, agiscono indipendentemente l’una dall’altra. Vi sono poi alcune chiese autonome e semiautonome che hanno un notevole grado di autogoverno ma non possono definirsi autogovernantesi se non altro perché l’elezione del loro Primate viene formalmente approvata dal Sinodo della Chiesa Autocefala da cui dipendono.

Va tuttavia specificato che non mancano all’interno dell’ecumene ortodossa tutta una serie di situazioni oggetto di controversie giurisdizionali, talora tali da porre in crisi la comunione di qualche particolare giurisdizione. Ciò può dipendere da conflitti legati a vari motivi: in alcuni casi la controversia giurisdizionale si lega all’autodeterminazione nazionale di un popolo, come nel caso delle chiese ortodosse ucraine, di quella montenegrina e di quella delle macedonie, che non sono in comunione con le principali chiese ortodosse.

Fede

Per quanto riguarda la fede si deve notare che le Chiese Ortodosse considerano in linea di massima eretica la Chiesa Cattolica per la dottrina del Filioque e per le innovazioni dogmatiche introdotte da papa Pio IX (infallibilità papale e Immacolata Concezione), mentre la Chiesa Cattolica considera le Chiese Ortodosse come scismatiche, non eretiche, a differenza di quanto avviene per esempio nei confronti delle Chiese Protestanti.

La Trinità

I cristiani ortodossi credono in un solo Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo, “uno in essenza e indiviso”. Per quanto riguarda il rapporto tra Dio e la creazione, i teologi distinguono fra l’essenza eterna di Dio e le energie increate; si tratta di una dottrina presente già in Padri della Chiesa come San Basilio Magno o Sant’Atanasio di Alessandria, ma esplicitata in modo organico da San Gregorio Palamas nel xx secolo. L’essenza divina è inconoscibile alle creature (che siano uomini o angeli), mentre le energie o atti divini increati possono essere conosciuti attraverso l’esperienza e sono la via attraverso la quale Dio si comunica all’uomo e l’uomo raggiunge la théosis o divinizzazione. Naturalmente sia l’essenza che le energie sono inseparabilmente Dio; questa distinzione è tuttavia usata per spiegare come Dio possa essere assolutamente trascendente e allo stesso tempo agire all’interno della Creazione[2].

Il Padre è la persona (o ipostasi) fonte della divinità (in ambito teologico si parla di monarchia del Padre, dal greco mònos, solo e arché, principio), che si caratterizza per essere ingenerato; il Figlio è generato (ma non creato) eternamente dal Padre e lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre (Gv. 15, 26). Ingenerazione, generazione e processione sono le caratteristiche che individuano le tre diverse ipostasi della Trinità, secondo i dettami dei Padri del primo concilio di Nicea (325) e di quello di Costantinopoli (381), che hanno su questa base formulato il Simbolo di Fede (Credo niceno-costantinopolitano)[3].

Rispetto alla Chiesa Cattolica, quindi, si hanno in quest’ambito due differenze sostanziali. La prima è la processione dello Spirito Santo, che i teologi ortodossi dicono procedere solo dal Padre, o tutt’al più son pronti ad usare l’espressione del Secondo Concilio ecumenico di Nicea (l’ultimo in comune fra Occidente ed Oriente) “procede dal Padre attraverso il Figlio”, perché identificano nella processione la caratteristica propria dell’ipostasi dello Spirito nella relazione intratrinitaria. Il valore conciliare delle due espressioni le identifica come Fede comune, e quindi infallibile. In Occidente, invece, il Papato ha introdotto la posizione teologica franca sul Filioque (processione anche dal Figlio), assente nei Concili ecumenici, e che secondo gli Ortodossi introduce una seria deviazione nella comprensione teologica dei Latini, perché confonde il piano della processione eterna dello Spirito dal Padre con quello dell’invio dello Spirito nel mondo (economia)[4].

La seconda differenza è la natura delle energie divine: per gli Ortodossi esse sono increate, per i Cattolici sono invece create da Dio. Da ciò consegue anche una diversa comprensione della beatitudine dei santi: essi partecipano all’essenza di Dio secondo i Romani e alle energie divine secondo gli orientali.

Salvezza

L’uomo fu originariamente creato perfetto, ma attraverso le sue azioni abbracciò la malvagità. A causa della caduta dell’uomo, egli si condannò all’Inferno; si crede che da Adamo a San Giovanni Battista tutti gli uomini restarono in un luogo separato da Dio. Ma quando Gesù venne al mondo, egli stesso fu contemporaneamente Uomo Perfetto e Dio Perfetto. Attraverso la sua partecipazione all’umanità, la natura umana fu cambiata, permettendo agli esseri umani di partecipare alla natura divina. Questo processo di cambiamento avvenne anche retroattivamente, fino all’inizio dei tempi, salvando tutti coloro che erano venuti prima, fino ad Adamo. La salvezza, perciò, si riferisce a questo processo di riavvicinamento a Dio. Essa è un concetto distinto dall'”andare in paradiso”: l’Ortodossia ha sempre ritenuto che la salvezza appartiene a tutta l’umanità, ed essere membri della Chiesa Ortodossa non è l’unica via per la salvezza. Tuttavia, si ritiene che la migliore e più completa partecipazione della divinità avvenga solo nella Chiesa Ortodossa.

L’Ortodossia crede che solo una persona possa fare per entrare in Paradiso. Esso è piuttosto un dono di Dio, che non vuole null’altro che ricreare il rapporto originario con l’umanità. Ciononostante, tale dono deve essere desiderato dal credente, e Dio non interviene nelle scelte umane. L’uomo è libero di rigettare ciò che Dio gli offre.

Il traguardo finale dell’Ortodossia è la theosis, o unione con Dio, stato nel quale l’uomo si divinizza per grazia divina. Questo è ben sintetizzato dal detto di sant’Atanasio di Alessandria: “Dio è divenuto Uomo affinché l’Uomo possa divenire Dio”. Questo processo di cambiamento è un traguardo che, sulla terra, è raramente raggiunto dagli uomini, anche se alcuni lo hanno sperimentato. Certamente, l’individuo che raggiunge la divinizzazione (la theosis) non capisce totalmente cosa gli sia successo a causa della sua umiltà perfetta che lo rende totalmente estraneo all’orgoglio.

Tradizione

Mentre il Protestantesimo generalmente fa affidamento sulla Bibbia come unica ed ultima autorità nel campo della dottrina (sola scriptura), l’Ortodossia in modo simile al Cattolicesimo si basa sulla Tradizione – un termine vasto che comprende la Bibbia, il Credo, le dottrine dei Sette Concili Ecumenici, gli scritti dei “Padri della Chiesa”, le leggi Ortodosse (canoni), i libri liturgici, le icone, ecc.

Affidandosi alla Tradizione, gli ortodossi citano Paolo: “Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera.” (II Tessalonicesi 2:15). La Chiesa Ortodossa crede che lo Spirito Santo lavora attraverso la storia per mostrare costantemente la medesima verità ai membri della Chiesa, e che estirpa la falsità in modo che la Verità possa mostrarsi sempre meglio nel cuore dei credenti.

Per questo la Tradizione non è tanto e soltanto un insieme di testi e di norme, ma una vita che percorre e dà senso alla Chiesa, una vita testimoniata e visibile nei santi asceti, considerati per questo come l’incarnazione della perenne Tradizione e la verace espressione della Fede ortodossa. Questo aspetto peculiare all’Ortodossia sottolinea il valore esperienziale della Tradizione. Essa non è mai ritenuta una realtà morta o museale, dal momento che passa attraverso la vita di uomini cambiati dalla fede in Cristo trasmettitori, a loro volta, della novità e della freschezza della fede apostolica e patristica. Perciò è usuale pensare che non è l’uomo che deve cambiare la Tradizione ricevuta bensì è quest’ultima che deve cambiarlo.

La Bibbia

Nell’Ortodossia la Bibbia non viene sempre interpretata letteralmente. Nell’Ortodossia, i veri credenti accettano ciò che è scritto nella Bibbia, e non ne dubitano mai. Generalmente, però, la Bibbia viene letta non con il criterio individuale del singolo fedele (come avviene nel mondo protestante) ma con il criterio stabilito dalla esperienza della Chiesa che proviene, a sua volta, da quanto trasmesso dagli Apostoli nella Chiesa primitiva. Il fedele seguito dal padre spirituale deve quindi operare una maturazione interiore per potere assaporare pian piano i molteplici sensi della Scrittura e il significato che essa ha nella sua vita concreta. Questa maturazione interiore è molto più di una semplice istruzione intellettuale: consiste in un progressivo ingresso del fedele nella vita e nella esperienza della Chiesa, condotto per mano con prudenza e discernimento dal padre spirituale.

Generalmente l’atteggiamento attuale dell’Ortodossia Orientale nei confronti della scienza, pur avendo diversi orientamenti con alcuni fedeli che si oppongono a qualche concetto dell’evoluzione alle origini e dello sviluppo della vita, stabilisce una differenza tra il mondo creato (soggetto alle leggi naturali) e il mondo rivelato e increato (soggetto alle leggi divine). Questa differenza evita il contrasto stridente tra fede e scienza che ha caratterizzato la storia del Cristianesimo occidentale. Per questo, secondo alcuni teologi tra cui il prof. Georgios Metallinos dell’Università di Atene, il contrasto fede-scienza per l’Ortodossia è, piuttosto, uno pseudo-problema, più che un problema, non appartenendo realmente alla sua tradizione.

L’Ortodossia considera la verità come rintracciabile nel “Consenso dei Padri”, un evidente filo conduttore di accordo che unisce gli scritti patristici della prima Chiesa e degli apostoli. Coloro i quali si mostrarono in disaccordo con quanto veniva considerato il consenso non vennero accettati come “Padri” autentici. Tutti i concetti teologici devono essere in accordo con tale consenso. Anche quelli considerati come “padri” autentici possono avere qualche opinione teologica che non è universalmente condivisa, ma ciò non li rende eretici. Quindi un cristiano ortodosso non è vincolato ad essere d’accordo con ogni opinione di ogni Padre, ma piuttosto con il consenso complessivo dei Padri, e anche qui solo su quelle questioni in cui la Chiesa ha stabilito dei punti dogmatici.

I teologi e i Padri dell’Ortodossia orientale hanno usato nelle loro opere molte espressioni filosofiche greche, forse più di quanto è stato fatto in Occidente. Essi presero a prestito alcune categorie e il vocabolario del Neoplatonismo per spiegare la dottrina cristiana, ma lo fecero in modo tale da non contaminare con elementi filosofico-pagani il dato rivelato. Quando questo avveniva si era davanti ad una eresia. Per questo essi non hanno necessariamente accettato tutte le teorie ereditate dal passato. In seguito, alcuni filosofi neoplatonici non-cristiani, presero a loro volta in prestito parte del vocabolario dei teologi cristiani.

Peccato e redenzione

In termini generali, la tradizione ortodossa rifiuta di esprimere la dottrina in termini “legalistici” e non concorda con chi si serve di questi termini per esprimere la pratica cristiana. Seguire le regole rigidamente, senza porre il cuore, non aiuta un credente ad entrare nel processo della sua salvezza ma lo trasforma, semmai, nel fariseo condannato da Cristo. Perciò il peccato non riguarda l’infrazione di un certo insieme di regole. Esso è, piuttosto, il nome dato a qualsiasi comportamento che “non coglie nel segno”, ossia, che allontana il credente da Dio, invece di avvicinarlo.

Perciò, nella tradizione ortodossa il peccato non è ritenuto come una macchia dell’anima che deve essere eliminata (concetto in cui l’uomo si chiude in se stesso contemplando solo l’immagine di sè), quanto, piuttosto, come una malattia che necessita di guarigione, una malattia che disturba il suo regolare rapporto con Dio finendo per isolarlo completamente nei suoi criteri egocentrici. Proprio come per le malattie del corpo, la peccaminosità umana necessita di attenzioni e concrete terapie individuali. Lo scopo ultimo di questo processo non è riconquistare il favore di Dio, quanto, piuttosto, rimettersi sulla strada che porta a Dio, riaccendere il contatto dell’uomo con Dio in vista di un suo infinito progresso spirituale in Dio (san Gregorio di Nissa) .

Come per la terapia delle malattie del corpo è necessario un medico che conosca personalmente il paziente e la storia delle sue patologie, così per la terapia del cristiano nell’Ortodossia è necessaria la presenza di un padre (o una madre) spirituale, a cui confessarsi e che considera il proprio affidato con la misericordia del padre della parabola del Figliol prodigo. Il padre (o madre) spirituale non è necessario che siano preti. Solitamente appartenendo al monachesimo devono essere persone ricche di esperienza e di attenzione. Il cristiano che si affida a loro apre totalmente il suo cuore rivelando anche i pensieri più nascosti ed essi, nella preghiera e con l’aiuto dell’esperienza dei santi, gli cominciano a tracciare un percorso possibile affinché la fede cristiana non sia, per colui che si affida loro, un campo di puri concetti idealistici. Il fine del padre (o della madre) spirituale non è di tipo morale (fare in modo che il cristiano non pecchi più) quanto piuttosto di tipo spirituale (fare in modo che il cristiano senta la vivida presenza di Dio nella sua vita) e possa rispondere come Giobbe: “Di te avevo sentito dire ma ora i miei occhi Ti vedono!”. La redenzione comincia ad operarsi nel momento in cui è ristabilito questo contatto tra l’uomo e Dio e l’uomo inizia il suo cammino ascendente di trasformazione per il quale è nato.

L’Incarnazione

La motivazione fondamentale per cui Gesù si è incarnato sulla Terra è il “destino” dell’uomo dopo la morte di essere separato da Dio a causa della caduta di Adamo. Poiché l’uomo aveva introdotto un qualcosa di estraneo nella propria natura partecipando al male mediante la disobbedienza a Dio, l’umanità venne a trovarsi in una posizione terribile e senza via di scampo. L’unica soluzione al problema fu per Dio quella di elevare la natura decaduta dell’uomo, congiungendo la propria natura divina con la nostra natura umana. Dio poté compiere tutto questo mediante l’Incarnazione, divenendo uomo pur continuando ad essere Dio. È anche per questo che Cristo Gesù è pure chiamato “Logos” (in quanto uno dei significati di Logos è quello di soluzione/risposta ad un problema).

È assolutamente necessario che noi uomini accettiamo la doppia natura di Cristo, vero Dio e vero Uomo. Questo è l’unico modo che abbiamo per poter scampare alla dannazione dell’inferno. L’incarnazione trasforma l’umanità stessa unendola alla Divinità. Ed ora, grazie a quell’incarnazione, tutto è cambiato. Come dice san Basilio “Dobbiamo impegnarci con tutte le forze per divenire piccoli dèi in Dio, e piccoli gesucristi in Gesù Cristo”, cioè dobbiamo ricercare la perfezione in ogni azione della nostra vita quotidiana, dobbiamo sforzarci di acquisire la virtù divina.

Partecipando alla nostra umanità, Dio rende possibile all’uomo di partecipare alla sua divinità. Pur essendo vero che non potremo diventare “dèi” separati nel senso in cui lo si intende nel paganesimo, parteciperemo comunque alle energie divine increate (che sono inseparabili da Dio stesso) conservando però la nostra individualità.

La Theotokos

Molte tradizioni riguardanti la Sempre Vergine Maria, la Theotokos, la datrice di vita di Dio, sono di suprema importanza teologica. Ad esempio quelle per cui Maria fosse e rimase vergine prima e dopo la nascita di Cristo; quella per cui all’atto della nascita, Cristo miracolosamente non le arrecò alcun dolore, lasciandone la verginità intatta; quella per cui lei non provò alcun dolore col parto. Molte delle credenze delle chiese riguardo la Vergine Maria sono riflesse nel testo apocrifo, “La natività di Maria” che non venne incluso nelle scritture, ma è considerato accurato nella sua descrizione degli eventi. Da bambina Maria venne consacrata all’età di tre anni per servire nel tempio come vergine.

Zaccaria, allora Sommo Sacerdote, fece l’inimmaginabile: portò Maria nel “Santo dei Santi” come segno della sua importanza poiché lei stessa sarebbe diventata l’arca in cui Dio avrebbe preso forma. All’età di dodici anni le venne chiesto di rinunciare alla sua posizione e di sposarsi, ma lei desiderò rimanere per sempre vergine in onore a Dio. Venne così deciso di darla in sposa ad un parente stretto, Giuseppe, suo zio o cugino, un uomo anziano e vedovo, che si sarebbe preso cura di lei e le avrebbe permesso di mantenere la verginità. E fu così che quando giunse il tempo stabilito si sottomise al volere di Dio e permise a Cristo di prendere forma dentro di se.

Si crede che, nella sua vita, non commise peccato. Ciononostante, l’Ortodossia non accetta il concetto di “immacolata concezione” (che nasce da un concetto umano di tipo agostiniano). La Theotokos fu soggetta al peccato originale così come compreso dagli ortodossi, ma ne venne purificata al momento del concepimento di Cristo. Nella teologia della Chiesa Ortodossa è molto importante comprendere che Cristo, fin dal momento del concepimento era al tempo stesso Dio perfetto e uomo perfetto. Per questo è corretto dire che Maria è in effetti la Theotokos, la datrice di vita di Dio, e che lei è la più grande di tutti gli esseri umani che siano mai vissuti. Questo termine ha una notevolissima importanza teologica per i cristiani ortodossi, in quanto era al centro del cosiddetto dibattito cristologico del IV e V secolo d.C. Dopo aver svolto il suo grande ruolo, la Chiesa crede che Maria rimase vergine, continuando a servire Dio in tutti i modi. Maria viaggiò molto assieme al figlio, ed era presente sia durante la passione sulla croce che durante l’ascensione al cielo.

Si crede che lei fu la prima a sapere della resurrezione del figlio: l’Arcangelo Gabriele le apparve nuovamente rivelandogliela. Si crede che visse fino all’età di settanta anni e chiamò a sé tutti gli apostoli prima di morire. Secondo la tradizione San Tommaso arrivò tardi e non fu presente al momento della sua morte. Desiderando baciarle la mano un’ultima volta, aprì la tomba, ma il suo corpo era scomparso. Gli ortodossi credono che venne assunta in cielo in corpo e spirito, comunque, contrariamente alla Chiesa Cattolica Romana, questa non è una prescrizione dogmatica. Così viene sottolineata la “Dormizione della Vergine”, non la sua “Assunzione”.

Comprensione del termine mistero

Il discorso sulla fede posto nell’Ortodossia è, per quanto possibile, lineare e logico, nonostante si abbia a che fare con le realtà rivelate che, di suo, sono soprarazionali e non sono esauribili nella pura logica. D’altronde, una esposizione senza senso logico potrebbe essere una ragione giustificata per rigettare una credenza. Le credenze rigettate vengono definite eresie. La teologia ortodossa è ricca di dimostrazioni logiche basate sul “consenso dei Padri” come su riferito. Nonostante ciò, vi sono alcuni punti che gli ortodossi si rifiutano di approfondire, semplicemente perché pensano che un tentativo di maggior comprensione sia controproducente, improduttivo e porti a incomprensioni ed eresie, razionalizzando quanto da noi non può essere percepito e misurato con la mente.

Tali aree della teologia vengono indicate come “misteri”. I misteri non sono scappatoie. Un esempio di scappatoia potrebbe essere una dichiarazione del tipo “Dio può fare quello che vuole” in risposta a una valida domanda teologica. Un mistero, d’altra parte, solitamente si presenta quando due punti assai logici non possono essere risolti assieme, eppure devono essere entrambi veri. Un buon esempio è il seguente:

Cristo è uomo perfetto e Dio perfetto. Egli è perfettamente presente come Gesù Cristo, eppure deve essere anche perfettamente onnipresente allo stesso tempo. La Vergine Maria diede vita a Dio incarnato ed è quindi la Madre di Dio, eppure Dio, che è infinito e senza tempo, non ha progenitori.

Allo scopo di spiegare logicamente la nostra salvezza, tutte queste cose devono essere accettate come assolutamente vere, eppure nessuna di queste può essere spiegata soddisfacendo la razionalità umana che si muove in un campo assai limitato. Qualsiasi tentativo di spiegazione porta a una delle molte eresie condannate dalla chiesa. Un esempio:

Cristo nacque uomo e venne fatto Dio dopo la sua morte o Cristo era Dio e pretese solamente di essere uomo o la Vergine Maria diede vita solo al Gesù umano (in tutti questi casi la natura umana non viene cambiata e la nostra salvezza non viene compiuta). Naturalmente la giustificazione che segue questi tentativi è sempre “Dio può fare quello che vuole”. Questo non è mai stato accettabile per i cristiani ortodossi che comprendono che certe cose non possono essere spiegate eppure devono essere vere. Tali realtà sono i misteri rivelati che non contraddicono ma superano di molto la nostra razionalità umana. L’eresia non è altro che il tentativo di abbassare il mistero rivelato imprigionandolo negli stretti limiti razionali. Questo comporta un “razionalismo teologico” in cui non è l’uomo che sale a Dio (accettando umilmente la sua rivelazione) ma è Dio che viene abbassato alla sola comprensione dell’uomo facendolo divenire, di fatto, un idolo.

La Resurrezione

La resurrezione di Cristo è in assoluto l’evento centrale della Chiesa Ortodossa, e viene compreso in termini totalmente letterali. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, venne crocifisso e morì, discese nell’Ade, combatté la morte e vinse. Attraverso questi eventi, Egli liberò l’umanità dai vincoli dell’inferno e ritornò ai viventi come uomo e Dio. Che ogni singolo essere umano possa condividere questa immortalità, che sarebbe stata impossibile senza la resurrezione, è la principale promessa fatta da Dio nel suo nuovo patto con l’umanità, secondo la tradizione cristiana ortodossa.

In un modo o nell’altro, ogni festività dell’anno ecclesiastico ortodosso fa riferimento diretto o indiretto alla resurrezione. Ogni domenica dell’anno è dedicata alla celebrazione della resurrezione; molti credenti ortodossi si astengono dall’inginocchiarsi o prostrarsi di domenica, in osservanza di ciò (questo è stato stabilito dal primo concilio ecumenico). La tradizione ortodossa ha pochissima enfasi liturgica nella passione di Cristo, durante i giorni che portano alla crocifissione, preferendo vederla come dei passi fondamentali necessari verso la vittoria finale di alcuni giorni dopo. La passione non è vista in senso umanistico (la contemplazione delle sofferenze, la venerazione delle piaghe) ma sentita come modello per l’auto-negazione ascetica che il fedele ortodosso è chiamato a vivere nella sua ricerca di Dio. Come Cristo il fedele muore ai criteri di questo mondo (che non conosce Dio) per poter risorgere con Lui gloriosamente.

Santi, reliquie e morti

Similmente alla chiesa Cattolica, per la Chiesa Ortodossa, un santo è tale quando gode di Dio in Paradiso, indipendentemente dal fatto che sia riconosciuto o meno sulla Terra. Secondo questa definizione Adamo ed Eva, Mosè, i vari profeti, martiri della fede, gli angeli e gli arcangeli, hanno tutti il titolo di Santo. Nella Chiesa ortodossa esiste un riconoscimento formale, detto “glorificazione”, con il quale un santo viene riconosciuto dall’intera Chiesa. Non è però questo a “fare” un santo, ma semplicemente questo gli accorda un giorno nel calendario, in cui vengono celebrati dei servizi liturgici regolari in suo onore.

Recentemente, allo scopo di evitare abusi, il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha iniziato a seguire la duratura pratica di altre chiese locali, emanando speciali lettere encicliche (tomoi) nelle quali la Chiesa riconosce la venerazione popolare di un santo. La glorificazione solitamente avviene dopo che i credenti hanno già iniziato a venerare un santo. Esistono numerose prassi di venerazione locale per innumerevoli santi che non sono ancora stati riconosciuti dall’intera Chiesa Ortodossa.

Un forte elemento a favore della glorificazione è la percezione della condizione “miracolosa” dei resti mortali (reliquie), anche se questo da solo non è considerato sufficiente. In alcuni paesi ortodossi è prassi di rimuovere le tombe dopo tre o cinque anni, a causa dello spazio limitato. Le ossa vengono lavate rispettosamente e poste in un ossario, spesso con il nome della persona scritto sul cranio. Occasionalmente, quando un corpo viene esumato avviene qualcosa ritenuto miracoloso, che mostra la santità della persona. Sono avvenuti numerosi episodi in cui le ossa esumate avevano improvvisamente sprigionato una fragranza di bontà indescrivibile, come se fosse un profumo di fiori; e talvolta si dice che il corpo sia stato trovato incorrotto, nonostante non sia stato imbalsamato (tradizionalmente gli ortodossi non imbalsamano i morti) e sia stato sepolto per tre anni.

Per gli ortodossi, corpo e anima compongono la persona, e alla fine, corpo e anima verranno ricomposti; quindi, il corpo di un santo condivide la santità dell’anima del santo. Anche il corpo è irradiato dalla grazia che ha santificato l’anima della persona ed è un veicolo di benedizione.

Poiché la Chiesa Ortodossa non mostra reale distinzione tra i vivi e i morti, gli ortodossi trattano i santi come se fossero ancora tra noi. Essi li venerano e richiedono le loro preghiere, e considerandoli fratelli e sorelle in Gesù Cristo. I santi sono venerati e amati e viene loro richiesto di intercedere per la salvezza, ma non viene loro data la venerazione riservata a Dio, perché la loro santità deriva da Dio. Infatti, chiunque adori, invece che venerare, un santo, una reliquia o un’icona, verrà scomunicato. Come regola generale, solo il clero può toccare le reliquie, allo scopo di spostarle o portarle in processione, comunque, nella venerazione il fedele bacia le reliquie per mostrare amore e rispetto verso il santo e per essere da esse benedetto. Ogni altare in ogni chiesa ortodossa contiene reliquie, solitamente di martiri. Gli interni delle chiese sono ricoperti da icone di santi.

I Sacramenti

La Chiesa Ortodossa non ha mai definito dogmaticamente il numero ufficiale dei sacramenti, ma in tempi recenti ha riconosciuto di fatto i sette sacramenti della Chiesa Cattolica, ai quali aggiunge altri riti come la tonsura monastica, la benedizione delle acque, la consacrazione delle icone… I sette sacramenti, detti anche misteri sono Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi, Ordine sacro, Matrimonio. Il Battesimo è il sacramento che apre la porta a tutti gli altri. A differenza della Chiesa Cattolica Romana, gli Ortodossi praticano questo rito con tre immersioni integrali del candidato nel Fonte battesimale, e con la formula in terza persona “Il Servo di Dio N. viene battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo” La Chiesa Ortodossa pratica il battesimo di infanti e adulti come momento in cui uno nasce in Cristo. La persona che entra nella fonte battesimale non è vista come quella persona che ne emerge. Perciò alla persona viene dato un nuovo nome, usando sempre ed esclusivamente il nome di un santo. Oltre ai compleanni, gli ortodossi celebrano l’onomastico di una persona che, per il suo legame con il battesimo e il santo protettore della persona, ha un profondo significato. La Cresima, equivalente della Confermazione occidentale, è l’unzione che segue immediatamente il Battesimo per donare al neofita lo Spirito Santo. Il rito è esteso su tutto il corpo con una serie di più unzioni col Crisma benedetto dal vescovo. A differenza della Chiesa latina, il ministro ortodosso della Confermazione è il sacerdote. L’Eucaristia,o Divina Liturgia, è il sacramento che perfeziona il legame di comunione con Cristo, mediante la partecipazione al suo Corpo e al suo Sangue in cui si trasformano il pane e il vino consacrati dal sacerdote. Questo processo, chiamato trasmutazione, è l’equivalente della transustanziazione cattolica ma non è definita dogmaticamente. Per l’Eucaristia, la Chiesa ortodossa usa pane fermentato di frumento e vino rosso mescolato con acqua tiepida all’interno di un calice. La Comunione è distribuita sempre sotto le due specie, rispettando alla lettera il comando di Cristo “Prendete e bevetene tutti”. Mentre i cattolici identificano con le parole di Cristo all’ultima cena la formula del sacramento che compie la transustanziazione, al contrario gli ortodossi identificano la trasmutazione nella conclusione del canone eucaristico, cioè l’Epiclesi o invocazione dello Spirito Santo. La Penitenza o “Confessione” è molto simile all’equivalente occidentale, anche se ognuno deve confessarsi col proprio “padre spirituale” e in assenza del classico confessionale a grata, introdotto solo in Occidente. Inoltre la Confessione è priva del contesto legalistico peccato-pena tipicamente occidentale, vedendo nella Confessione piuttosto una cura per l’anima. L’Unzione degli infermi è data liberamente anche a coloro che soffrono solo spiritualmente. Non è mai stata riservata solo all’ultima ora (come era nell’Estrema Unzione occidentale), ma al contrario è data anche a tutti i fedeli in occasioni in cui si richieda soccorso spirituale. L’Ordine è il sacramento che permette la nomina dei ministri della Chiesa, nei tre gradi di vescovo, presbitero e diacono. Solo il vescovo è eletto fra celibi (nella fattispecie monaci), mentre sacerdoti e diaconi possono esser scelti fra clero celibe e sposato indifferentemente, purché non siano persone in seconde nozze e non si sposino dopo l’ordinazione. I ministri sono eletti solo fra i maschi. Il Matrimonio è il sacramento che unisce un uomo e una donna in un vincolo indissolubile d’amore. Per questo è assolutamente monogamico ed eterosessuale. Neppure la morte di uno dei due coniugi scioglie il vincolo del matrimonio. Solo il vescovo può decidere di ammettere i suoi diocesani a seconde o terze nozze.

Le ultime cose

Nell’Ortodossia si crede che il Paradiso non è una realtà statica. L’umanità sarà riportata alla perfezione, ma tale perfezione non è un fine ultimo in sé e per sé: il fine è l’unione con Dio. I tratti negativi che ora caratterizzano la natura umana spariranno, e l’uomo diverrà quanto era stato originalmente voluto. Dato che l’amore e la saggezza di Dio sono infiniti, la progressione costante verso una più profonda comprensione di tali amore e saggezza sono considerati come una benedizione celeste. Gli ortodossi credono pure che chi rifiuta l’amore e la misericordia divina, si pone in uno stato tale che l’esperienza della presenza divina verrà percepita come insopportabile e dolorosa. Questo è l’inferno il quale, però non è un luogo di assenza di Dio ma uno stato umano in cui Dio non è goduto ma patito. Per questo tutte le antiche rappresentazioni del Giudizio Universale in Occidente e quelle che ancora oggi si dipingono in Oriente presentano i dannati immersi in un fiume di fuoco che sgorga direttamente dal nimbo della gloria divina di Cristo. L’Ortodossia, fedele alla prassi antica, non crede ad un terzo stato come il Purgatorio, esposto solo molto tardivamente e solo in Occidente. Essa ritiene che, dopo la morte, l’uomo, nella sua ascesa a Dio, debba oltrepassare dei punti di blocco definiti come “stazioni di pedaggio”. Nella sua salita verso Dio l’uomo incontra i “demoni dell’aria” ed è da loro provato, giudicato e tentato. Il giusto che ha vissuto santamente sulla terra attraversa velocemente queste prove senza alcun timore e terrore semplicemente perché, sulla terra, ha già superato vittoriosamente ogni tentazione che lo allontanava da Dio.

Altre Chiese orientali e Chiese uniate

Non tutte le Chiese orientali sono ortodosse in senso stretto, esistono infatti antiche Chiese d’oriente, non legate a Costantinopoli, che non riconoscono alcuni concili ecumenici. Fra queste sono da annoverare le chiese nestoriane. Le altre chiese non calcedonesi, dette anche monofisite, come quella copta o armena, sono tornate in comunione con le chiese ortodosse in senso stretto, e con Costantinopoli, nel 1991, pur rimanendone organizzativamente e giurisdizionalmente indipendenti. In effetti, le Chiese Ortodosse, le si iniziò ad indicare con tale termine, per sottolinearne la fedeltà ai decreti dei Concili Ecumenici di Efeso e Calcedonia Esistono infine chiese che hanno riti e discipline pressocché identici alle chiese ortodosse ma che riconoscono l’autorità di Roma. Queste chiese sono comunemente dette “uniate”, I fedeli di tali Chiese, reputano tale termine improprio e non privo di venature offensive. Preferiscono essere indicati come “Cattolici di rito orientale”.
[fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_ortodossa]

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